Paesaggio campagne Nepi Storie

A Terra


di Liliana Scaffa

Olive

Ho finito i soldi, ho finito i sogni. Non arrivo più a fine mese. Non posso pagare la bolletta. Mi pignorano casa. Una pensionata è diventata barbona. Un uomo s’è tolto la vita perché era pieno di debiti. La banca s’è presa tutto. Non ho più una casa. Non c’è lavoro. La disoccupazione giovanile è alle stelle. Un italiano su tre è povero. Non ho più speranze. Non abbiamo più speranze.

La televisione, la comunicazione d’impatto mediatico, quella che ti fa venire il brivido lungo la schiena, che ti dà il groppo in gola, le informazioni che ti assalgono e che non sai digerire, la comunicazione che toglie il fiato e anche le speranze.

Da quando sono una giovane mamma disoccupata cammino spesso. Cammino all’aria aperta e osservo. La mia Nepi, con i suoi paesaggi incantati, con i suoi verdi inamidati che ancora oggi mi regalano emozioni. La guardo questa Nepi e vedo la sua terra. E a un tratto la vedo per davvero LA TERRA. La percepisco, con tutta la sua forza, la sua ricchezza, la sua vitalità.

vacche allo stato bradoE’ lei la speranza, ma non riusciamo più a guardarla come un tempo. Noi no.

Noi abbiamo mani pulite, unghie smaltate, visi idratati, capelli piastrati. Abbiamo tutti scarpe pulite e tessere del centro sportivo. Ma siamo poveri. Poveri da far paura. Siamo tutti al discount la mattina presto per non farci vedere, siamo lì per comprare per pochi spiccioli la nostra razione quotidiana di cibi contraffatti, malsani, che hanno viaggiato per mesi e che non abbiamo la minima idea di quale origine abbiano.

Lo mangio anch’io quel cibo. Ogni giorno. Ma poi guardo mio figlio e ho paura.

In questa povertà c’è l’incapacità di adattarci. Un’incapacità con la quale siamo stati nutriti dal Benessere, che ora ci hanno improvvisamente sottratto e che ci fa guardare il gradino sottostante come fosse un dirupo.

Sono un uomo da ufficio, di lettere. Ho studiato, io. Voglio un lavoro vero, io. Piuttosto me ne sto a casa, io. E allora resto a casa, io. E continuo a cibarmi di illusioni.

Abbiamo paura di fare un passo indietro. Paura di scendere quella scala e arrivare al piano Zero. E una volta giunti, di abbassarci A TERRA. Di sporcarci le mani con quel fango. “Io no. Non io. Piuttosto …”. Piuttosto non pago la bolletta, piuttosto mi faccio pignorare casa, piuttosto farò il barbone, piuttosto mi tolgo la vita… piuttosto…

Sono stufa dei piuttosto. Io voglio cambiare rotta. Io voglio dire Fortuna.  “Fortuna che esiste questo ascensore che mi porta A TERRA”. La nostra Terra. Amata, coltivata, irrigata, ma anche maltrattata, usurata, avvelenata dalle nostre stesse mani, dalle nostre manie di grandezza. La nostra Terra, così reale, così concreta, così generosa, così bella. Tanto che qualcuno ha deciso di celebrarla, in Italia, con l’Expo 20coltivare terra15.

Chissà se un evento così grande riuscirà a cambiare le nostre piccole menti e a svegliare le nostre coscienze e le nostre ataviche conoscenze. Basterebbe tornare a credere nella nostra umanità.

In fin dei conti lavorare la terra è il mestiere più vecchio del mondo, e ancora oggi, dopo migliaia di anni, resta anche il più importante. Quello che ci dà la vita.

EXPO 2015. L’alimentazione è energia vitale del Pianeta

A maggio del prossimo anno a Milano si terrà uno straordinario evento universale che darà visibilità alla expo 2015tradizione, alla creatività e all’innovazione nel settore dell’alimentazione, e la Terra finalmente tornerà ad essere di nuovo protagonista. L’Expo 2015 sarà un momento di riflessione per l’umanità, per ricordare a tutti che l’alimentazione è energia vitale del Pianeta. “La genuinità e la diffusione di prodotti agro-alimentari è innanzi tutto una necessità sociale, oltre a rappresentare un importante valore economico – sottolineano nella presentazione web gli organizzatori dell’evento –  Centrale è il ruolo del territorio in quanto la qualità e la genuinità del cibo vanno di pari passo con la tradizione consolidata nelle attività di coltivazione e di allevamento dei popoli e delle comunità locali, frutto di esperienze millenarie sulle quali oggi si innestano forti innovazioni scientifiche e tecnologiche”.