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Acqua di Nepi: una risorsa d’oro sotto i piedi


C’è un bel paesino della Tuscia viterbese, Nepi, famoso per le sue acque minerali (Acqua di Nepi), in cui da qualche tempo sgorga melma dai rubinetti delle case dei suoi abitanti e, da qualche anno, arsenico.
Dati ASL alla mano, è evidente che il consumo di queste acque sia dannoso per la salute di chi ne faccia uso e il tam tam mediatico che gli abitanti del paese hanno messo su, giustamente preoccupati da quello che esce dai loro lavelli, si riverbera e non poco sull’immagine delle acque minerali, quelle vendute al ristorante, quelle a marchio Acqua di Nepi, che troviamo sulle migliori tavole, spesso di chef stellati.
È un primato che l’Acqua di Nepi ha conquistato nel tempo, grazie al suo gusto leggero e a una frizzantezza equilibrata, né poco né troppo, che ben si sposa con le migliori cucine. È vero, rubinetto e bottiglia sono acque diverse, ma la percezione rischia di essere la stessa.
Poco tempo fa, con amici romani, mi trovavo a una di queste tavole. Alla domanda del cameriere “va bene Acqua di Nepi?”, invece del solito “perfetto”, ho sentito dire non senza sorpresa “ma in quell’acqua non c’è l’arsenico?”. acqua-nepi
Ecco, se io fossi il proprietario della concessione delle acque minerali inizierei a preoccuparmi un po’. Il passaparola, legato a un’immagine negativa, è capace di danni imprevedibili.
Forse, un tavolo per cercare soluzioni immediate, oltre che per la salute dei cittadini di quelle terre, sarebbe auspicabile anche per le loro tasche, se com’è vero, Acqua di Nepi SPA occupa prevalentemente manovalanza del territorio.

Ma quali sono gli scenari possibili?

Ora, sappiamo tutti quanto possa essere influente il marketing. Una campagna mirata riesce a convincerti che un bicchiere colorato di acqua e zucchero buono per disincrostare le vasche da bagno, sia il non plus ultra delle bevande.
E la pervasività del passaparola è persino superiore alle migliori campagne pubblicitarie.
Allora, proviamo a immaginare gli scenari.

Supponiamo che a causa del passaparola “c’è arsenico nell’acqua di Nepi”, o “l’acqua di Nepi non è buona da bere, lo dicono a Nepi”, le vendite della minerale a marchio Acqua di Nepi subiscano una brusca decelerazione.
Ci sta. Sappiamo come funziona il mercato.

Supponiamo allora che il proprietario del marchio, per correre ai ripari, decidesse di investire massivamente in un marchio analogo, da cui però scompaia giocoforza il nome “Nepi”.
Partirebbe una promozione per il marchio “Vivia” o altri marchi, come quello distribuito in Inghilterra dalla catena Telco, e perderemmo l’etichetta cui tanto siamo affezionati in qualità di cittadini, quella che racconta la storia del paese, quella a marchio “Acqua di Nepi”.
Danno su danno, per etichette come “Vivia” o altre, gli accordi non prevedono pagamento di royalties al Comune.

Un esempio noto in questo senso è la “mozzarella di bufala”, che con tutta la cattiva propaganda partita a livello nazionale a causa dell’inquinamento della “terra dei fuochi”, ha subito una caduta verticale delle vendite, con catastrofiche conseguenze per le economie e l’occupazione di quei territori.
Immaginiamo, allora, cosa potrebbe capitare al marchi “Acqua di Nepi”, se solo uscisse una qualche notizia in merito su un quotidiano nazionale.

Cosa fare.
Correre ai ripari adesso. Non attendere il fallimento (inevitabile) di Talete Spa e della sua inevitabile ricapitalizzazione. Trovare un accordo proprio con l’Acqua di Nepi, che dispone da anni di tecnici specializzati per monitorare, comprendere e risolvere le problematiche connesse alla potabilità dell’acqua. Fare di questa miniera d’oro che abbiamo sotto i nostri piedi, la risorsa che è, per cui gli interessi comuni dei nepesini e della società potrebbero trovare una strada inclusiva, insieme. Già, perché l’acqua a Nepi, quella della rete idrica gestita da Talete, non sarà buona, ma l’Acqua di Nepi, invece lo è.
Sì, perché se non mi inganno, e non mi inganno, il contratto tra Acqua di nepi e Comune prevede proprio che in situazioni di necessità, come quella che stiamo vivendo, la popolazione di Nepi possa beneficiare a titolo gratuito dell’acqua minerale, e non si tratta certo della quantità contingentata in uso presso le fontanelle di solfurea della fonte.


 

P.S.
Un noto adagio orientale recitava più o meno così:
– dove nascondere la cosa più preziosa per gli uomini?
– laddove non si sognerebbero mai di cercarla: nel loro cuore, sotto i loro piedi.
Ecco, la questione dell’acqua, il bene più prezioso, è più o meno questa. A Nepi, si può.