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Datemi gli apparecchi acustici, ne ho diritto


Si conclude un’odissea alla ASL iniziata ben 8 mesi prima!
Ma sarà davvero così?
Un’interessante vicenda di ordinaria follia burocratica, raccontata in prima persona da Federico Caramadre Ronconi.
(PARTE III)
[…] Ieri è stato un giorno speciale. Un giorno come tanti a dire il vero, ma di speciale aveva una nota: una prima conclusione di un percorso iniziato nel mese di marzo, e siamo a novembre.

Dopo molti mesi infatti, dopo aver sottoposto una donna di 100 anni a molte inutili visite, dopo aver percorso circa 500 km tra le province di Roma e Viterbo, dopo troppe chiacchiere e moltissime telefonate, ieri mi sono stati consegnati gli apparecchi acustici per mia nonna: sorda, ipovedente e sulla sedia a rotelle. Finalmente!

Una volta a casa, con la scatolina delle protesi acustiche nuova nuova e le istruzioni per l’uso apprese a voce nella sede del fornitore, ho inserito gli apparecchi nelle orecchie di mia nonna, ho regolato il volume e ho iniziato a sussurrare. Le ho detto che le voglio bene. L’ho fatto senza urlare, per la prima volta da non ricordo più quanto tempo.

Mi ha capito. Mi ha capito benissimo. E allora, poi, ci siamo fatti una chiacchierata. E ci siamo promessi amore reciproco.

Sì, le cose sono andate più o meno così. Con mio stupore, con mia grossa sorpresa, ho scoperto in un minuto o poco più, che tutte le arrabbiature, i mancati appuntamenti, le predicazioni di questo o quel burocrate su quale fosse la giusta procedura o meno, i traslochi in auto con sedia a rotelle al seguito, le visite utili solo a compilare carte, le lettere aperte, la stanchezza e la caparbietà di non darsi per vinti, ebbene, ho scoperto in un minuto che tutto questo aveva avuto un senso.

Ma andiamo brevemente a ritroso. Il giorno 08/10/2014, ben sette mesi dopo l’inizio della pratica di riconoscimento, la ASL riconosceva a mia nonna l’uso degli apparecchi acustici, con protocollo n. 201005066.
In seguito a questo riconoscimento, comunicato su richiesta telefonica causa distanza dalla ASL di pertinenza, il fornitore aveva proceduto col prendere le impronte auricolari (direttamente a casa, evviva!) e aveva mandato avanti la richiesta di produzione delle protesi (sulla fiducia). Si sarebbero poi occupati loro (i fornitori), di richiedere il fax dell’autorizzazione alla ASL.
Ieri, dopo che i computer del fornitore sono tornati a funzionare, mi sono recato presso il loro ufficio, dove finalmente ho ricevuto le chioccioline acustiche per mia nonna.

– Evviva!
– Sì, ce l’abbiamo fatta. Solo una cosa, però – dice la dottoressa.
– Che c’è ancora? – le chiedo.
– Dalla ASL non ci hanno mandato il fax dell’autorizzazione. Devo inserire il numero sulla pratica.
– Ma non eravamo d’accordo che ve ne sareste occupati voi?
– Sì, avevano promesso di mandarcelo, ma non abbiamo ricevuto nulla.
– E quindi?
– Può passare a prenderla alla ASL e poi portarcela qui. Intanto una firma sulla consegna, qui sotto.

Senza aggiungere una parola, ho richiuso la confezione e gliel’ho resa indietro. Sul banco.

– Se non si risolve adesso ve le lascio. Andare alla ASL e poi tornare qui, significa fare 160 km. E solo per portarvi un foglio – ho detto.
– Proviamo a chiamare.

La dottoressa telefona a una sede della sua rete nello stesso comune degli uffici ASL, si fa dare il numero di telefono e chiama la funzionaria. Dall’altra parte del telefono, alla ASL, la funzionaria ha la pratica sottomano. Comunica il numero ma dice di non poter mandare il fax. Non hanno disposizioni in merito, spiega. Dunque, mi possono consegnare le protesi ma dovrò tornare per la consegna dei documenti. Ancora una pratica assurda di questa Italia burocratica, dove anche il vecchissimo fax è ancora uno strumento del futuro, figuriamoci le email, e dove ancora si chiede di ritirare personalmente pezzi di carta, anche se dall’altra parte c’è una disabile di 100 anni, non vedente e sulla sedia a rotelle a chilometri e chilometri di distanza. Esco dagli uffici con il numero di telefono della ASL e chiamo la funzionaria. Mi presento, spiego, e dopo una lunga conversazione riesco ad ottenere l’invio a mezzo fax di questa autorizzazione.

Ci lasciamo con la richiesta da parte sua di andare al più presto a ritirare questo foglio, “altrimenti manca la firma”, ha detto.

Rientro negli uffici, poco dopo arriva il fax. Firmo la “dichiarazione di consegna”, il “programma di assistenza di controllo periodico”, la “scheda tecnica dell’apparecchio” e ritiro le protesi.

Poco prima di uscire mi dicono che dovrò portare i fogli di consegna alla ASL e che lì mi diranno quando dovrò portare mia nonna da loro per il controllo.

– Cosa devono controllare?
– Che le abbiamo dato gli apparecchi acustici.
– E per questo la dovrò portare alla ASL?
– Sì, vogliono vedere che sia vero.

Prendo quello che c’è da prendere. Esco. Una volta a casa potrò fare una chiacchierata con mia nonna senza urlare. Tanto che mi chiedo perché nessuno ci abbia pensato prima. Nessuno che mi abbia suggerito che sarebbe stato possibile aiutarla in questo modo. Nessuno prima di me, voglio dire. Che so, un medico, l’esito di un controllo periodico, una procedura d’ufficio, data l’età. Invece niente. Otto mesi di attesa.

Insomma, evviva. Questa storia di burocrazie infinite non è ancora terminata, ma vedremo. Oggi è un giorno speciale.

Sì, ci voleva la mia perseveranza.
Alla prossima.

 

Per chi non avesse letto l’antefatto, ecco gli articoli precedenti:
PARTE I. Lettera aperta a un dirigente ASL
1. http://www.magazinerandom.com/lettera-aperta-a-un-dirigente-asl/
PARTE II. ASL: 99 anni, 500 km e nessuna risposta
2. http://www.magazinerandom.com/salute-asl-nessuna-risposta/