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Assistenza domiciliare: esperienza diretta


Il 29 novembre 2015 ho perso mio marito, deceduto dopo nove mesi in seguito a un intervento al pancreas. Voglio portare alla conoscenza dell’opinione pubblica la differenza nella qualità di assistenza al paziente, e relativo sostegno ai familiari, che ho sperimentato tra due strutture sanitarie demandate all’assistenza domiciliare.

La prima struttura è intervenuta dal 14 luglio al 7 novembre 2015 garantendo la presenza del medico una volta alla settimana e di un infermiere sei volte alla settimana, costoro praticavano solo la misurazione della pressione arteriosa.

Nonostante il servizio di assistenza domiciliare della clinica che si trova nel territorio di Nepi permanevano i disagi di cui mio marito soffriva e siamo dovuti ricorrere al ricovero all’ospedale di Civita Castellana, che non aveva posti disponibili per cui è stato ricoverato nella stessa clinica, dopo tre giorni abbiamo, visto che i risultati delle analisi e delle radiografie non presentavano criticità mio marito ha preferito firmare la liberatoria, sotto la propria responsabilità, per tornare a casa.

Dopo tre giorni dal rientro a casa abbiamo di nuovo richiesto l’assistenza domiciliare, ci è stata concessa e, fortunatamente, le mie figlie ed io abbiamo avuto mondo di sperimentare un’altra situazione. tagli-sanitari

La nuova struttura a cui mio marito era stato affidato ci garantì l’intervento 24 ore su 24.

Dal 13 novembre 2015 fino alla dipartita di mio marito, avvenuta il 29 novembre 2015, nella nostra abitazione si sono alternati per assisterlo, giorno dopo giorno per ventitré interventi, professionisti tra medici, infermieri e fisioterapisti. Hanno sostenuto e seguito mio marito con farmaci normali, senza accanimento terapeutico.

Sento il dovere di far conoscere la mia esperienza perché le differenze di intervento vanno evidenziate. Non è vero che nella sanità tutte le esperienze sono in gran parte negative; è grazie a chi esercita la propria professione con responsabilità e sensibilità, posso dire con umanità, che permette alla persona di affrontare la malattia con spirito sereno, come è stato nel caso di mio marito.

Per questo voglio pubblicamente ringraziare la clinica Salus di Viterbo.

 Vera Paolini