Mon défi fou cinéma Studi

La mediazione più corta


APPUNTI PERSONALI SUL VIDEODOCUMENTARIO ITALIANO:
dalle lezioni tenute dal professor ANTONIO MEDICI.

Quello che un tempo si chiamava documentario ora si chiama non fiction.
Il documentario è cinema della realtà, ma il problema:
• della manipolazione,
• della formalizzazione
è più incombente che nella fiction.
Oggi il documentario ha molteplici possibilità:
• di ridefinirsi,
• di sperimentare,
• di contaminarsi.
Nella cinematografia italiana sono molte e variegate le esperienze di documentari.
Le opere documentarie però non hanno distribuzione, non arrivano in sala né sul piccolo schermo e la proliferazione delle TV private negli anni 70 sembrava mettere in discussione la vita del documentario stesso, ma il videotape degli anni 701 e il digitale degli ultimi anni ha rappresentato un elemento di controtendenza.
La nuova tecnologia elettronica ha consentito t l’abbattimento dei costi e una versalità d’impiego.
Il terreno era stato preparato da Cesare Zavattini che era stato il fautore di un cinema alla portata di tutti, sganciato dai condizionamenti degli apparati tecnologici e produttivi dell’industria.
Molti giovani avevano partecipato al cinegiornale della pace nel 1962 e ai cinegiornali liberi dal 1968 al 1971. ambedue promossi da Zavattini.
Il video comincia ad essere utilizzato in Italia nel 1972 negli ambienti del cinema militante e underground..
Il CCM ( Collettivo cinema militante) a Torino nel 1973 uso una videocamera portatile ( Shibaden ½ pollice) che registrava su nastro le immagini in bianco e nero in sincronia con il suono.
Il materiale girato si poteva vedere subito però, poiché non si aveva nessuna struttura post-produzione molto materiale non è stato montato ed è andato perduto.
Il video però ha consentito prove fondamentali di sperimentazione:
• politica,
• etico,
• linguistica.
Alberto Grifi, nel 1972 su nastro da ¼ di pollice ha registrato undici ore di materiale su una ragazza incinta che faceva uso di anfetamine. Da questo materiale nacque il film ANNA presentato nel 1975 al festival di Berlino, Cannes e Venezia.
Anna è in grado di attrarre l’attenzione di tutti anche di coloro come il commissario di polizia che si crede fuori campo; ha una sorta di forza sciamanica.
Per realizzare produzioni televisive di base molti gruppi spontanei, territoriali e universitari con l’obiettivo di indagare sul territorio o nelle fabbriche con il diretto coinvolgimento dei soggetti interessati:
• MATTI DA SLEGARE di AGOSTI, sulla malattia mentale a Parma,
• D’AMORE SI VIVE,
• BELL’AMORE, con ritratti di uomini, donne e bambini che raccontano le loro personali esperienze amorose.
Negli ultimi decenni il documentario si è avventurato nella sperimentazione per saggiare possibilità, limiti del mezzo anche se il contesto italiano non è ad esso favorevole.
Il documentario ha trovato il modo così di continuare ad esistere,
• sebbene fosse dimenticato dalle leggi del cinema,
• omesso dalla televisione pubblica e privata ( solo RAI TRE trasmette qualcosa),
• mortificato dall’industria culturale che non è vitale.
DANIELE SEGRI nel 1988 ha fondato la CAMMELLI FACTORY, ha scelto così l’indipendenza produttiva con liberi rapporti con le sedi regionali della RAI, con gli enti locali e con le realtà organizzate ( Sindacati, associazioni, festival…).
Le sue opere hanno un personale rigore di stile:
• RITRATTO DI UN PICCOLO SPACCIATORE 1982,
• TEMPO DI RIPOSO, da cui nascerà il film Manila palma Blanca,
• STO LAVORANDO, sull’esperienza di un ragazzo psicotico grave alla cittadella dio Assisi,
• A PROPOSITO DI SENTIMENTI, sulla quotidianeità della vita dei ragazzi down.
Due film:
* PROTAGONISTI
* e DIRITTI DEL NOVECENTO,
nel 2000 sono stati prodotti dalla CGIL.
SEGRE ha dato vita dal 1989 al 1997 alla scuola di documentazione sociale I CAMMELLI. Gli allievi hanno collaborato alla realizzazione di:
* CROTONE, ITALIA sulla rivolta degli operai dell’Enichem
* e DINAMITE sullo sciopero dei minatori.

Il documentario ha costituito un archivio materiale e morale che non può essere sostituito da alcuna cosa.
Lo strumento necessario al documentario è poco ingombrante, la parola è protagonista sia come voce e racconto di memoria e testimonianza sia quando è presa diretta sulla realtà.
La voce non è più over che argomenta, spiega e dimostra riducendo le immagini a illustrazioni, è FATTO materico – espressivo legato ai volti, alle emozioni.
Alcuni esempi sono rappresentati da:
• DO YOU REMEMBER REVOLUTION? Del 1997 di Bianconi che ritrae quattro donne che raccontano la loro esperienza di militanti della lotta armata: Adriana Faranda, Nadia Mantovani, Susanna Ronconi, Barbara Balzerani.;
• NELLA PROSPETTIVA DELLA CHIUSURA LAMPO di Pisanelli che parla dei malati di mente di santa Maria della Pietà;
• UOMINI E LUPI di Vicari che parla dei pastori albanesi che in Abruzzo guardano le pecore abruzzesi.
La voce over se c’è stabilisce con le immagini rapporti più liberi ( questo non accade in RAI)
La musica diventa protagonista in MATERIALE RESISTENTE del 1995 di Chiesa e Ferrario: le parole delle vecchie canzoni partigiane arrangiate in modo diverso fanno da ponte per un’indagine sull’antifascismo.
Nodo centrale nel dibattito culturale degli ultimi anni è il tema della MEMORIA legato alla astoricità tipica della condizione post moderna.
Il documentario propone una resistenza all’oblio per: conservare le tracce, riesplorarle, fare storia.
Si parla di:
• lotta partigiana in PARTIGIANI di chiesa e Vicari;
• NOME DI BATTAGLIA:BRUNO si parla di un terrorista suicida;
• ALLA FIAT ERA COSI’ di Calopresti sono testimonianze degli operai di Mirafiori,
• ma anche di STORIE DELLA MALARIA SUL LITORALE ROMANO ALLA FINE DELL’800,
• JOLANDA E ROSSELLINI: MEMORIE INDISCRETE,
• TORNARE AD ORGOSOLO,
• GRAMSCI, LA FORMA DELLA MEMORIA.
L’Italia che non si vede sugli schermi televisivi è un grande distretto del film documentario.
L’antiufficialità fa nascere:
• ITALIA NOVANTA:LAVORI IN CORSO dodici documentari sull’Italia dei campionati mondiali di calcio che mostrano quello che l’ufficialità del LUCE non ha mostrato;
• ROMA A.D. 1999 di Pisanelli, un gustoso ritratto di Roma che si prepara al Giubileo.
Il degrado umano e civile del paese si possono leggere nei documentari:
• I PROMESSI SPOSSI, vita di un transessuale e del suo compagno alla periferia di Napoli;
• FEMMINIELLI,
• POMODORI,
• ROM TOUR sui campi nomadi di Firenze.
Con il video si sono misurati anche documentaristi di grande esperienza:
Giancarelli ricostruisce in
• MEMORIA PRESENTE la persecuzione antisemita a Roma, durante l’occupazione nazista con testimonianze di cittadine ebrei e non;
• CASAL DI MARMO sull’esclusione sociale.
Spesso il documentario ha rappresentato un territorio libero di sperimentazione e conoscenza unito ai temi, ai paesaggi e alle storie della fiction.
Il video in questo caso ha fatto da taccuino; ad esempio appunti per un film su Tano di Della Torre ha dato luogo al film Tano da morire.
L’immagine audiovisiva può essere usata per tanti tipi di discorso: appunti, saggio, inchiesta, messaggio pubblicitario, composizione audio visiva di tipo poetico, fiction di durata breve, video-art.

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