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Ma anche no. C'è chi ha studiato, ha fatto gavetta, ha talento ed è disoccupato/a. La tonaca ha un'altra missione. Sì, cantasse in chiesa! INSERISCI IL TUO COMMENTO IN BASSO. DICCI COSA NE PENSI!

Overall Score 2.4

Il nuovo album di suor Cristina


Non potrebbe cantare in chiesa?!

Così la pensano in molti, ma la casa discografica ha superato se stessa. Infatti, oltre ad annunciare l’imminente uscita dell’album, prevista per novembre 2014, in cui a cantare è “la rivelazione” del noto programma televisivo The Voice, l’etichetta musicale Universal Music Italia Srl ha pubblicato in queste ore il discusso video della suorina.
Nientemeno che “Like a virgin” (!) è il brano musicale interpretato in video dalla suora (ribattezzata per l’occasione “Sister Cristina“), in un racconto audiovisivo dai colori desaturati, quasi come fosse girato in un bianconero stile “amarcord”, con tanto di tonaca e velo espressivi mossi dal vento. Videoclip girato negli stessi luoghi dell’originale di Madonna, in cui si indugia molto sui crocifissi e i panorami fatti di meravigliose chiese ed edifici di culto che ben sappiamo d’avere in Italia.
Non c’è che dire, bene per il turismo, ma l’idea che si possa ricavare un’immagine “macchietta” della storia d’Italia, manifestata dalle meravigliose architetture delle sue chiese, con un taglio che sa d’altri tempi e una canzone che rappresenta di fatto la risposta italiana al più famoso e al tempo irriverente “like a virgin” della cantante Madonna, ha un che di grottesco e amaro.
Un po’ come se la cantante d’oltre oceano interpretasse in chiesa “vieni con noi signore la sera” vestita da prostituta.
Davvero in Italia non sappiamo valorizzare i pur tanti giovani di talento che hanno studiato, fatto gavetta e che faticosissimamente provano a fare di questa disciplina artistica un mestiere?!

Perché tanto successo? Forse per le indiscusse doti canore?!
Il debutto. Ecco cosa succede quando suor Cristina viene “scelta” durante la trasmissione: come si può vedere nel video di Rai 2, i giurati di spalle non sono per nulla impressionati dalle sue capacità canore, ma non possono fare a meno di notare che il pubblico scatti inspiegabilmente in piedi, e capitolare così uno dopo l’altro.
L’immagine di una suorina che canta in inglese su un palco è dirompente, poiché fuori contesto. Questo fa di lei una tela d’autore un po’ blasfema e al limite della decenza, ed è questo che vince.
No, non c’è nulla di male nel vedere una suora cantare, tutt’altro. Si può anche capire il piacere di trascorrere una serata originale davanti alla tv. Ma non si può cavalcare il tema della modernità per poi farle interpretare “like a virgin”, con la conseguenza non secondaria di sottrarre energie produttive e chance a ragazzi e ragazze che del loro talento musicale vorrebbero fare un mestiere. Già, perché cantare è un mestiere. Un mestiere regolato dai rapporti di denaro.

Dunque sarebbe almeno il caso di uscire dalla retorica del canto come “dono di Dio”. Il canto è una disciplina. Necessita di studio e cura continui. No, non si può sbandierare la modernità con un atto impudico (dunque in questo senso sì, rivoluzionario), come quello di parafrasare una canzone d’oltre oceano che fu il debutto sulla scena mondiale di una cantante che si faceva chiamare Madonna e diceva “sono come una vergine”, con la presunta verginità di una suora che canta di se stessa come fosse unta dal Signore. Non si può anche perché il risultato che si ottiene rischia il “ridicolo involontario” di questa nostra Italia da macchietta mediatica, presentando ancora una volta, agli occhi del mondo, il nostro come il paese dei preti e dei bei panorami. Neanche fossimo ancora negli anni ’50. Immaginiamo quale notizia, questa sì straordinaria, sarebbe stata quella che ci avesse raccontato di una suora che dopo aver cantato in TV e movimentato lo share, fosse tornata a cantare in chiesa, nel suo mondo ordinario, quello di sempre. Tutto questo avrebbe un senso se a guidare in modo occulto la propaganda mediatica cui assistiamo fosse proprio Madonna, la cantante.
O dobbiamo pensare che fare spettacolo significhi per forza voler vincere facile: una suora giovane, il panorama della bella Italia d’arte e di laguna, “like a virgin” e un po’ di polemica. Il gioco è fatto.

Ma anche no.
C’è chi ha studiato, ha fatto fatica, ha talento ed è disoccupato/a.
La tonaca ha un’altra missione. Sì, cantasse in chiesa!

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