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Palio 2016. Si ricomincia tra le polemiche


Eccoci a Nepi (Vt), il paese che da anni dedica un paio di settimane a una rievocazione storica che nel tempo ha vissuto fortune alterne.
Qui va in scena il “Palio dei Borgia”, manifestazione folcloristica a carattere storico che fa seguito all’oramai ventennale Palio del Saracino, inventato molti anni fa sulla scorta della rievocazione storica già in uso in quel di Narni (Tr).

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Il “Palio dei Borgia” ha vissuto vicende e fortune alterne, con una crescita costante di pubblico e visibilità.
La rievocazione si è scontrata da subito con l’aspetto più godereccio, ovvero quello della ristorazione diffusa, organizzata in seno alle quattro contrade in cui è divisa la città di Nepi. Conciliare la ristorazione, che è da sempre il maggior traino economico della festa, con la filologia in sede storica delle manifestazioni accessorie, come le gare o gli spettacoli, è e rimane il nodo più difficile da sciogliere.
Nel corso del tempo infatti, il Palio del Saracino, o Palio dei Borgia, è divenuto sempre di più una sorta di festa dell’Unità all’aperto e, anzi, a questa si è di fatto sostituita nelle abitudini conviviali di inizio estate dei nepesini. Un po’ perché la festa dell’Unità ha vissuto un suo naturale declino, un po’ perché il “carnevale estivo” messo in scena tra sfilate di improbabili cortei d’epoca e discutibili rievocazioni di usi e costumi di un primo Rinascimento che si vorrebbe ricco e pomposo, hanno fatto la fortuna dell’immaginario collettivo, con una facile presa sulla necessità di fare festa per alleggerire lo spirito da questi nostri tempi difficili.
In questo panorama, se da un lato c’è chi si batte strenuamente per la verità storica, l’identità collettiva e il gusto estetico, dall’altra c’è chi perpetra un uso economico, ancorché politico, della manifestazione.
Queste due realtà si scontrano a tutto campo e maggiore negli ultimi anni sono stati giusto il cambiamento e la discussione, che trovano un loro naturale climax nell’ultima versione della festa, quella del 2016. In questa edizione si perdono delle pedine importanti: gli spettacoli di piazza. Al loro posto si tenta di dare più palco alle gare, ancora poco interessanti e molto poco avvincenti, e alle improbabili esibizioni nostrane di tamburini che gareggiano, o a frotte di famiglie nobili in processione, tra cortei noiosi e messe solenni.

Locandina Palio 2016

La discussa pubblicità sulle transenne

La discussa pubblicità sulle transenne

 

Quest’anno le polemiche non si sono fatte attendere, come ben sa chi conosce i nepesini nel profondo del loro modo di essere, complice la frenesia della preparazione e degli accorgimenti dell’ultima ora, che non si sposano ancora con una programmazione ben ponderata a tavolino e studiata ad arte. Ecco allora che si passa dalla stampa di un programma che sembra più l’elenco telefonico delle attività del territorio (a proposito, dov’è il programma?!), a locandine con dubbi errori di ortografia, dove se non altro dispiace vedere il buon nome dell’Accademia delle Belle Arti di Roma speso con tanta leggerezza, dato l’abuso di imperizie, all’uso di fotografie e immagini di ragazzi chiamati per l’occasione a tamponare la falla che si è venuta a creare per l’indisponibilità delle immagini appartententi a fotografi di lungo corso, ad affrettati concorsi con premi risibili, a impostazioni discutibili sia da un punto di vista squisitamente storico, che estetico.
In ultimo, ma non da ultimo, il “Palio” vero e proprio, quello che viene per tradizione realizzato da un noto artista del paese e consegnato alla contrada vincitrice: anche qui, in discontinuità con il passato, si vuole che sia lo stesso Palio a “girare” di contrada vincitrice in contrada vincitrice, per un periodo pluriennale predefinito, rompendo così con una tradizione che voleva mettere in risalto anche le doti artistiche dei nepesini. L’Ente Palio, infatti, commissionava ogni anno la realizzazione del Palio di stoffa a un pittore di Nepi, proseguendo per via anagrafica dai più anziani ai più giovani (ah, già: a quale età ci siamo fermati?). Per esigenze che poco si comprendono, anche questo perfettibile uso interno all’organizzazione è stato sospeso. A queste imperizie fanno seguito spettacoli improbabili, grandi teli pubblicitari affissi come se fossimo a una sagra qualsiasi o in una qualunque festa dell’Unità, appunto, poi gradinate da stadio a pagamento, due o tre iniziative a carattere “culturale” che non interessano a nessuno e che si infilano nel programma tanto per infarcirlo di “cultura”, richieste di volontariato artistico a fronte di cene a pagamento che invece si vogliono tutt’altro che a prezzi popolari, e quant’altro.
Insomma, che dire, sacro e profano, divertimento e ristorazione: ecco a voi, tra l’entusiasmo dei più giovani e le mille discussioni degli adulti, la versione 2016 del Palio di Nepi.