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I “tempi moderni” dell’impresa italiana: Tecnologia, transizione e formazione


L’altra sera ho rivisto con mia figlia, che oggi ha sei anni, il film di Chaplin “Tempi Moderni”. La bambina mi ha subito chiesto: è un film in bianco e nero perché è successo tanto tempo fa? Le ho risposto ovviamente di sì… ma poi, come preso da un senso di incompletezza della risposta, ho aggiunto: ma è un po’ così anche oggi.
E mentre la piccola continuava a vedere divertita la celebre scena in cui lo straordinario attore indossa i panni dell’operaio sottoposto alla prova della macchina per la nutrizione automatica, ho continuato a pensare a quanto fosse ancora attuale quello scenario di seconda rivoluzione industriale.
Così come l’operaio di allora, sostituito dalle macchine e robotizzato nelle sue funzioni primarie, doveva necessariamente “riaggiornare” le sue capacità fisiche per star dietro alle nuove esigenze del lavoro, esponendosi ad un fortissimo stress psico-fisico, in questo tempo di transizione post-crisi la tecnologia in senso più generale cambia la qualità del lavoro e trasforma le attitudini che una risorsa umana deve avere.
Ancora più radicalmente: se passeggiassimo oggi per le strade di Londra, troveremmo una schiera di negozi da affittare: da tempo l’e-commerce sostituisce il business al dettaglio. In Giappone la viabilità è affidata a droni che si fermano ai semafori, rispettano la precedenza e ripartono in sicurezza. In Cina la Samsung sostituisce 60.000 dipendenti con robot specializzati.
Stiamo diventando una specie inadatta al lavoro?
Il ritmo con cui l’evoluzione tecnologica fagocita posti di lavoro è impressionante ed altrettanto impressionante è l’irreversibiltà di questo fenomeno che, da un lato, provoca stress ed insicurezza a chi guida un’azienda e, dall’altro, promuove atteggiamenti di resistenza in quei lavoratori senior che, avendo perso il passo sulla via delle competenze tecnologiche, abbassano il livello di produttività.
Di chi è la responsabilità dell’aggiornamento delle risorse? E soprattutto cosa, in questo processo, va mantenuto; cosa dovrebbe costituire un nucleo invariato?
Lo schema seguente illustra qualcosa che potrebbe suggerirci una via possibile da percorrere.
Si chiama ciclo del successo:
Abbiamo 2 parametri: O e T
O è il nucleo dell’essere umano con i suoi obiettivi, la sua mission, la sua efficacia personale.
T è il processo di transizione, il passaggio, la velocità del percorso.
Immagina che O sia il centro e T sia il raggio collegato al centro che gravita attorno ad una certa velocità.
T è l’ambiente esterno, rappresenta le esigenze che cambiano, le tecnologie che si evolvono, i nuovi obiettivi da raggiungere. O è la personalità, ispirazione, l’etica, la visione che ha mosso lo spirito della tua impresa.
Se O rimarrà invariato, qualunque sia il percorso che T faccia, la tua azienda resterà salda dentro ad uno sviluppo coerente. T può variare ma è solo restando coerente a O, ancorato cioè ad un centro stabile, che possiamo variare proficuamente la sua lunghezza e la sua velocità.
Perdere la calma, deprimersi, farsi sommergere dallo stress e dal panico performativo fa sì che T trascini il nostro nucleo O in maniera imponderabile. Questi sono errori che nel tempo si pagano. E che ci costringono a rivalutare obbiettivi e mission. A rimettere cioè in discussione le fondamenta dell’impresa stessa.
Come leader di una azienda, l’imprenditore ha il compito di trovare una direzione ed educare le risorse a perseguire gli obiettivi, soprattutto in momenti di grande cambiamento. La capacità di innovarsi e mettere la tecnologia a servizio dell’essere umano è innanzitutto un’attitudine mentale che va diffusa ed allenata attraverso una continua formazione delle risorse. La transizione deve sempre avvenire in maniera coerente con i principi da cui parte. E questa coerenza ovviamente gravita attorno ad un centro forte che deve operare il cambiamento.
Da imprenditori che hanno a cuore la formazione perenne delle proprie risorse e la continua autoeducazione all’imprenditorialità nella nostra esperienza di lavoro con aziende in start up e aziende già affermate, crediamo che questi processi possano essere appresi e applicati e diventare un corredo cromosomico di duttilità che consenta alla canna di non spezzarsi quando il vento del cambiamento infuria.
Crisi è rottura ma è anche opportunità di metamorfosi e vera modernità: non perdiamo questo tempo, complesso ma prezioso, e proviamo a rigenerare mentalità e risorse e ad aprirci ad una competitività sul mercato intelligente e umana.

Fabrizio Pisasale